La birra a tavola: perche l abbinamento gastronomico funziona

Per molti anni, in Italia, la birra ha occupato un posto marginale sulla tavola: relegata alla pizzeria, al bar, ai pasti veloci. Il vino ha dominato senza rivali, e chiunque osasse proporre una birra a cena rischiava sguardi perplessi. Eppure qualcosa sta cambiando, e le ragioni per cui la birra merita un posto d’onore nell’abbinamento gastronomico sono concrete, solide, e spesso sorprendenti.

La versatilita che il vino non ha

Chi ha frequentato corsi di sommelier o studia l’abbinamento cibo-vino conosce bene quella lista di pietanze davanti alle quali anche il più esperto deve alzare bandiera bianca: carciofi, finocchi crudi, rucola, aceto, limone, brodo, cioccolato fondente ad alta percentuale, dolci al liquore. Per questi cibi, i manuali enotecnici suggeriscono rassegnati l’acqua.

La birra, grazie alla sua straordinaria varietà stilistica, offre in quasi tutti questi casi una risposta credibile. Esiste uno stile birrario capace di accompagnare carciofi e cicoria (le birre amare e secche), uno per il cioccolato fondente (i Barleywine e le Imperial Stout), uno per i dolci al liquore (le Belgian Dark Strong Ale), uno persino per preparazioni con aceto (i Lambic e le birre acide). Questa versatilità non è una trovata commerciale: è una conseguenza diretta della diversità biologica e chimica delle birre.

L anidride carbonica come alleata

La quasi totalità delle birre contiene anidride carbonica, e questo elemento è un vantaggio strutturale nell’abbinamento. La frizzantezza, più o meno accentuata a seconda dello stile, svolge una funzione meccanica fondamentale: pulisce il palato tra un boccone e l’altro, rimuove le pellicole lipidiche depositate dai cibi grassi, reimposta la percezione sensoriale e prepara la bocca al boccone successivo.

È lo stesso principio per cui uno spumante si abbina bene a fritture e antipasti grassi. Ma nella birra questo effetto è più duttile: si può scegliere una birra più o meno gassata, più o meno amara, più o meno alcolica, calibrando l’abbinamento con una precisione impossibile per quasi qualsiasi altro tipo di bevanda.

Segnali di cambiamento

Molti chef stellati hanno inserito nelle loro carte una selezione di birre artigianali, riconoscendone il potenziale gastronomico. Le birre vengono sempre più spesso utilizzate come ingredienti in cucina, con scelte stilistiche precise che influenzano il risultato finale del piatto. Sono segnali ancora parziali e spesso contraddittori — talvolta le birre proposte sono industriali e di basso profilo — ma indicano una direzione.

Il punto di partenza per chi vuole avvicinarsi all’abbinamento birra-cibo è la stessa logica che governa l’abbinamento enologico: identificare le caratteristiche sensoriali del cibo e trovare nella birra i connotati complementari. Ma con una differenza fondamentale: la birra ha un DNA diverso dal vino, e le sue regole non sono del tutto sovrapponibili a quelle della sommellerie tradizionale.

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