Birra e primi piatti: pasta, riso e zuppe di legumi
La pasta è la portata più importante della cucina italiana, e per decenni è stata quasi automaticamente associata al vino rosso. Eppure le regole dell’abbinamento birra-cibo offrono soluzioni interessanti per quasi ogni tipo di condimento, a patto di ragionare sulle caratteristiche del sugo e non solo sul formato della pasta.
Il punto di partenza: la base di carboidrati
Tutti i primi piatti a base di pasta, riso o cereali condividono una caratteristica fondamentale: la dolcezza data dai carboidrati. È una dolcezza neutra e discreta, che non richiede una birra dolce per analogia, ma non si scontra con quasi nessun profilo birrario. La scelta della birra, quindi, si basa quasi interamente sul condimento.
Pasta al pomodoro e sughi con pomodoro
Il pomodoro introduce sempre una componente acida importante, che va tenuta in considerazione. Un sugo di pomodoro semplice chiede una birra con bassa gasatura e non troppo amara, per evitare che i due amari (del luppolo e del pomodoro) si sommino in modo sgradevole. Le Mild Ale inglesi — morbide, maltose, poco alcoliche — sono un’ottima scelta. Anche le Bitter inglesi funzionano, con la loro amarezza contenuta e la struttura maltata.
Per sughi di carne con pomodoro — come un ragù ricco e grasso — si può alzare gradazione e intensità: una Scotch Ale, con la sua malta tostata e la sua rotondità, accompagna magnificamente la complessità di un ragù lento.
Paste in bianco e condimenti grassi
Carbonara, cacio e pepe, pasta al burro e tartufo: i condimenti grassi e ricchi in bianco chiedono birre con buona frizzantezza e, nel caso di condimenti molto aromatici come il tartufo, una birra di pari complessità aromatica. Una Tripel belga per la carbonara è un abbinamento audace ma efficace: la sua frizzantezza vivace sgrassia il guanciale e l’uovo, l’alcol gestisce la succulenza, la complessità aromatica bilancia quella del piatto.
Zuppe e minestre di legumi
Pasta e fagioli, zuppa di lenticchie, ribollita: piatti rustici, di corpo importante, con la dolcezza dei legumi e spesso note affumicate o aromatiche. Qui si va su birre più amare e strutturate: un’IPA inglese classica, con il suo amaro pulito e la sua malta di supporto, è un ottimo punto di partenza. Per zuppe più ricche e concentrate si può salire verso una APA americana, con più intensità aromatica e una maggiore presenza luppolata.