Il lievito nella birra: fermentazione, ceppi e influenza sullo stile

Il lievito è l’ingrediente più misterioso e affascinante della birra. Invisibile a occhio nudo ma capace di trasformare radicalmente il profilo aromatico di una birra, il lievito è stato per secoli un elemento incompreso prima che la scienza rivelasse la sua vera natura. Oggi, la scelta del ceppo di lievito è una delle decisioni più importanti che un birraio prende nel processo produttivo.

Cosa sono i lieviti e come agiscono

I lieviti (Saccharomyces cerevisiae per le ale, Saccharomyces pastorianus per le lager) sono funghi unicellulari microscopici capaci di metabolizzare gli zuccheri presenti nel mosto e convertirli in alcol etilico, anidride carbonica e una vasta gamma di composti aromatici secondari. Questo processo è la fermentazione alcolica, il cuore della produzione birraria.

La fermentazione non produce solo alcol: produce anche esteri (composti fruttati come acetato di isoamile, responsabile dell’aroma di banana nelle weizen), fenoli (composti speziati come il 4-vinilfenolo, che dà il carattere di chiodi di garofano alle birre belghe), alcoli superiori, acidi organici e decine di altri composti. È questa moltitudine di sottoprodotti fermentativi che determina in larga misura il carattere aromatico di uno stile birrario.

Ale vs lager: la grande divisione

La distinzione più fondamentale nella birrificazione è quella tra ale e lager, che corrisponde a due specie diverse di lievito con comportamenti molto diversi. Il Saccharomyces cerevisiae (lievito da ale) fermenta a temperature più alte, tipicamente tra i 15 e i 25°C, e tende a salire in superficie durante la fermentazione (da cui il termine storico “fermentazione alta”). Produce generalmente più composti aromatici secondari, conferendo alle birre caratteri fruttati e speziati pronunciati.

Il Saccharomyces pastorianus (lievito da lager) fermenta a temperature più basse, tra i 7 e i 13°C, e tende a sedimentare sul fondo (“fermentazione bassa”). Produce meno composti aromatici secondari, dando birre più pulite e neutre dove il malto e il luppolo possono esprimersi senza essere mascherati dall’aroma dei lieviti. Le lager richiedono anche un lungo periodo di maturazione a freddo (lagering) che affina ulteriormente il prodotto.

I ceppi più importanti e il loro carattere

All’interno delle categorie ale e lager esistono centinaia di ceppi specifici, ciascuno con il proprio profilo aromatico, la propria tolleranza all’alcol e le proprie preferenze di temperatura. Il lievito Weizen (ad esempio il ceppo Wyeast 3068 o White Labs WLP300) produce le caratteristiche note di banana e chiodi di garofano delle birre di frumento bavarese. I lieviti belgi (come il ceppo Wyeast 3787 Trappist High Gravity) producono i complessi profili fruttati e speziati che caratterizzano le birre trappiste e le Belgian Strong Ale.

I lieviti inglesi tendono a produrre più esteri fruttati (mela, pera, albicocca) e conferiscono alle ale uno strato di complessità che si aggiunge al malto. I lieviti californiani come il celeberrimo Chico strain (usato da Sierra Nevada) sono neutri e puliti, pensati per non interferire con il profilo di malto e luppolo. La scelta del ceppo è quindi una vera e propria scelta stilistica.

I lieviti selvatici e la fermentazione spontanea

Oltre ai lieviti coltivati, esiste un mondo di lieviti selvatici che abitano l’ambiente — l’aria, le superfici, i barili di legno — e che possono essere catturati per produrre birre a fermentazione spontanea. Le Lambic belghe, prodotte nei dintorni di Bruxelles esponendo il mosto caldo all’aria notturna, sono il massimo esempio di questa tradizione: i lieviti e i batteri selvatici locali (principalmente Brettanomyces bruxellensis e Pediococcus) colonizzano il mosto e lo fermentano nel corso di mesi o anni.

Il risultato è una birra radicalmente diversa da quelle prodotte con lieviti selezionati: acida, terrosa, con note di cuoio, fieno, fungo e frutta fermentata. Il carattere “brett” — dall’abbreviazione di Brettanomyces — è oggi ricercato da molti birrai craft come elemento di complessità e originalità. Molti birrifici sperimentano con lieviti selvatici catturati localmente, producendo birre con un’identità di terroir unica e irripetibile.

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