Birra e vino a tavola: due DNA diversi, due metodi diversi

Chi si avvicina all’abbinamento birra-cibo partendo da una formazione enologica troverà familiari molti principi di base, ma dovrà fare attenzione a non applicare meccanicamente le regole del vino a una bevanda che ha una composizione chimica profondamente diversa.

Le differenze strutturali

Il vino e la birra condividono l’alcol e una certa complessità aromatica, ma divergono su quasi tutto il resto.

Tutti i vini hanno un certo grado di acidità. Tutti i vini rossi presentano tannicità. Solo i vini mossi e spumanti hanno effervescenza. Quasi nessun vino è propriamente amaro. Al contrario, nelle birre: non tutte presentano vera acidità (solo le birre acide per definizione, mentre nelle altre si trova al massimo un accenno di acidulità); quasi nessuna birra ha tannicità significativa; praticamente tutte hanno effervescenza in qualche misura; e la grande maggioranza presenta un certo grado di amaro — elemento del tutto assente nel vino.

Questo significa che il sistema delle “coppie complementari” tipico della sommellerie — dolce con dolce, unto con sgrassante, sapido con morbido — rimane valido come principio generale, ma le coppie specifiche cambiano. L’amaro della birra, per esempio, introduce una variabile senza equivalenti nel mondo del vino.

Il principio di contrapposizione

Il metodo di base dell’abbinamento birrario-gastronomico è quello della contrapposizione: a un gusto presente nel piatto si cerca nella birra il gusto opposto o moderante. Birre morbide e leggermente dolci di malto accompagnano piatti sapidi o acidi; la frizzantezza della CO₂ sgrassia i cibi untuosi; l’alcol, con il suo effetto igroscopico, assorbe e neutralizza la succulenza e l’untuosità.

Esiste anche il principio opposto — l’affinità o analogia — che funziona in casi specifici: dolce con dolce (birre residuali e dessert), speziato con speziato (birre con note di garofano su piatti con le stesse spezie). Ma la contrapposizione rimane la regola principale.

Un sistema da costruire, non da copiare

La teoria dell’abbinamento birrario è meno codificata di quella enologica, e questo può sembrare uno svantaggio. In realtà è anche una libertà: le regole sono meno rigide, la sperimentazione è incoraggiata, e gli errori sono spesso più interessanti di quanto ci si aspetti. Il metodo è la guida, ma il palato e la curiosità sono i migliori alleati.

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