Grasso, sapone e acidi grassi nella birra: i difetti piu sgradevoli
Tra tutti i difetti olfattivi della birra, quelli che rientrano nel territorio del grasso, del rancido e del saponoso sono probabilmente i più immediati e difficili da ignorare. Non richiedono un palato allenato per essere riconosciuti: sono sensazioni che il cervello umano associa istintivamente a qualcosa di inaccettabile, come cibo andato a male.
Gli acidi grassi responsabili
I principali responsabili di questo tipo di difetti sono acidi grassi a catena corta e media prodotti dal metabolismo dei lieviti o da contaminazioni batteriche.
L’acido isovalerico porta sentori di sudore di piedi o di cavallo, formaggio stagionato con punte pungenti. È un composto strettamente associato anche all’invecchiamento del luppolo: luppoli mal conservati o ossidati liberano acido isovalerico che si trasferisce nella birra finita. Paradossalmente, in stili come il Lambic e alcune Ale tradizionali, bassi livelli di questo composto sono accettati e persino ricercati come parte del profilo complesso.
L’acido caprilico è responsabile di note di capra — quell’aroma acuto e caratteristico del latte caprino e dei suoi derivati. È percepibile anche a concentrazioni molto basse, e in una birra convenzionale è sempre un difetto.
L’acido butirrico porta sentori di rancido, di vomito, di burro andato a male. È uno dei più sgradevoli e uno dei più chiari indicatori di contaminazione batterica seria. Quando generato da batteri come il Clostridium, può comparire a concentrazioni tali da rendere la birra imbevibile.
Le note saponose e di olio minerale
Accanto agli acidi grassi, esistono composti che generano percezioni di saponoso, di olio minerale, di cera. Queste note derivano spesso da sottoprodotti del metabolismo lipidico dei lieviti in condizioni di stress o da contaminazioni ambientali. Il saponoso in particolare può essere il risultato di residui di detergente non rimossi durante il risciacquo delle attrezzature.
Origine batterica vs origine da lievito
È importante distinguere l’origine di questi difetti. In piccole quantità gli acidi grassi sono prodotti normalmente dai lieviti durante la fermentazione e rimangono al di sotto della soglia di percezione. Il problema nasce quando le concentrazioni salgono per effetto di condizioni di stress del lievito, oppure quando batteri contaminanti come il Clostridium o altri anaerobi producono acidi grassi in quantità molto superiori alla norma.
In entrambi i casi il rimedio è nella prevenzione: sanitizzazione accurata, fermentazioni ben condotte, materie prime fresche — luppolo in particolare — conservate correttamente.